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19/06/2012

Riforma del mercato del lavoro - passi veloci.


Riforma del lavoro "celere": rischi e criticità.

Riforma del mercato del lavoro - passi veloci.
 
I dati ISTAT di marzo 2012 scattano una fotografia poco incoraggiante dello stato della disoccupazione in Italia: tasso al 9,8%.
Il livello più alto raggiunto da gennaio 2004.
 
Sale poi al 35,9% tra coloro che hanno tra i 15 ed i 24 anni.
 

In questo quadro si inseriscono le norme proposte dal Governo nel ddl n. 3249/2012, che dovrebbero contribuire "alla creazione di occupazione, in quantità e qualità, alla crescita sociale ed economica e alla riduzione permanente del tasso di disoccupazione" (corsivo citato dal testo).

Il testo è già stato approvato dal Senato in forza della fiducia posta dal Governo ed è ora all'esame della Camera dei Deputati.

 
Al riguardo tanti i commenti, ma una unica sensazione comune: il Governo ha deciso di smontare drasticamente il modello di "lavoro" del 2003, per dare un segnale forte di cambiamento all'Unione Europea e soprattutto ai mercati.
 

E questa, tutto sommato, è cosa buona e giusta.

C'è un però.

Nella sua attuale formulazione, il ddl rischia di generare un effetto del tutto opposto a quello atteso.
Cosa succederà quando si capirà che intervenendo d'urgenza si è intervenuti, sì, ma male?


COSA CAMBIA CON IL DDL

Il testo include pesanti innovazioni in tema di collaborazioni.

 
1) collaborazioni a progetto

Sono state introdotte delle precisazioni che sono senz'altro finalizzate a limitare il ricorso a questa tipologia di contratto.

In particolare:

- si stabilisce l'eliminazione del concetto di fase/programma;
- si definisce che il progetto dedotto nel contratto non può consistere in una mera riproposizione dell'oggetto sociale del Committente;
- si prevede che una qualsiasi attività di tipo esecutivo e/o ripetitivo non possa essere disciplinata da un contratto a progetto.

Anche agli occhi dell'osservatore meno attento appare evidente che questa riforma è costruita su mere affermazioni di principio, purtroppo del tutto generiche e che meriterebbero quanto meno una specificazione già a livello normativo.

Il rischio è appesantire ulteriormente le aule dei tribunali con questioni riguardanti l'interpretzione di cosa sia ripetitivo o meno, di quante volte possa ripetersi un'attività per non svilire la collaborazione, o comunque su cosa si intenda per oggetto sociale (considerando che di solito gli oggetti sociali comprendono per prassi notarile miriadi di attività).

Comunque al di là del dato formale della incerta formulazione, nella sostanza i nuovi principi rappresentano delle reali limitazioni alla libertà di organizzare l'impresa.

 
Un orientamento che procede in senso del tutto opposto rispetto al condiviso orientamento della Suprema Corte, secondo cui qualsiasi attività umana economicamente rilevante può essere regolata sia da un contratto di lavoro subordinato, sia da un contratto di lavoro autonomo, a seconda delle modalità del suo svolgimento (cfr., tra le altre, la recente sentenza della Cassazione n. 3594/2011).
 

Invece, le nuove norme comportano il rischio di cancellare del tutto il lavoro a progetto in quei settori dove invece il ricorso alla formula contrattuale flessibile ha assicurato un lavoro che in altro modo non sarebbe esistito.

 
Bisogna ricordare infatti che il lavoro a progetto corrisponde ad una precisa esigenza di un determinato target di lavoratori, che necessitano di una minore rigidità del rapporto di lavoro, poichè consente di conciliare il lavoro con esigenze di carattere personale, familiare e/o lavorativo.
 

Il disegno di legge sembra non considerare il fatto che il ricorso alle collaborazioni a progetto è dovuto all'esigenza di flessibilità che deriva da alcune caratteristiche ineludibili di alcuni mercati.

 
Un caso esemplare è proprio il settore della tutela dei crediti.
Qui le mandanti non fanno alcuna previsione di minimi garantiti, nè di durata o di affidamento del lavoro.
Del resto non può essere diversamente, dato che l'imprenditore non può disciplinare i rapporti di lavoro con contratti di lavoro a tempo indeterminato di tipo subordinato a fronte della variabilità della richiesta da parte dei propri clienti.
 
 
2 collaborazioni a partita IVA

Con l'aggiunta dell'art 69/bis al decreto legislativo n. 276/2003 viene introdotta la presunzione relativa di collaborazione coordinata e continuativa, salvo prova contraria fornita da parte del committente, per le prestazioni lavorative rese da persona titolare di posizione fiscale ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, qualora ricorrano almeno due dei tre requisiti indicati:

1. una collaborazione che duri complessivamente più di almeno otto mesi nell'arco di uno stesso anno solare;

2. la sostanziale monocommittenza, identificata dal fatto che il relativo corrispettivo costituisce più dell'ottanta per cento di quanto complessivamente percepito dal collaboratore nell'arco dello stesso anno solare;

3. l'utilizzo da parte del collaboratore di una postazione di lavoro fissa in una delle sedi del committente.
 

Di fronte a tali innovazioni principali previste dalla proposta di legge della Fornero, UNIREC ha attivato molteplici azioni.

 
  • presentazione di un emendamento finalizzato a richiedere l'eliminazione dell'inciso che prevede il divieto di coincidenza tra il progetto dedotto nei contratti di collaborazione a progetto e l'oggetto sociale del committente.

Su questo punto sono state incontrate fortissime resistenze, e con l'approvazione in Senato del testo del ddl in forza della fiducia posta dal Governo è stata eliminata ogni possibilità di modifica almeno in quella sede.


  • richiesta di riconoscimento di un regime che si ponga come deroga ai nuovi principi generali introdotti dalla riforma, e ciò tutte le volte in cui emerge comunque una particolare professionalità del collaboratore.

 

Questa istanza, promossa fortemente da UNIREC insieme ad altri, è stata accolta.

Infatti le uniche modifiche apposte al regime delle collaborazioni a partita IVA nel testo approvato dal Senato sono gli emendamenti proposti dai Senatori Treu e Castro.

L'art. 9 del disegno di legge prevede che il nuovo regime (ovvero la trasformazione delle collaborazioni a partita IVA in collaborazioni coordinate e continuative) non si applichi in questi casi:

- prestazioni lavorative interessate da elevate competenze teoriche, acquisite con percorsi formativi specifici e significativi, o da capacità tecnico-pratiche ottenute con rilevanti esperienze maturate nell'esercizio concreto di attività;

- prestazione lavorativa svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali (si tratta di un importo che si aggira intorno ai 18.000,00 euro annui).

 
Inotre:
La nuova disciplina non si applica alle prestazioni per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati (cfr art. 9).


UNIREC IN DIFESA DEL SETTORE

Per far fronte alle problematiche legate al nuovo regime introdotto dal ddl Fornero, l'Associazione si sta muovendo su diversi piani:

 
  • avvalorare la figura dell'agente domiciliare come vera professione, anche se tutt'oggi non ancora riconosciuta, sottolineando che gli elenchi comunicati alle Questure ex art. 115 TULPS assolvono alla funzione di "cristallizzarne" la professionalità.
  • seguire da vicino l'iter di approvazione del ddl n. 1934 sulle professioni non regolamentate, in modo che possano essere rivisto il regime previdenziale e fiscale degli agenti anche per questo tramite.
  • proporre (in un secondo emendamento "veicolato" alla Camera dei Deputati) l'introduzione del regime di esenzione, applicato da ultimo alle collaborazioni a partita IVA, anche nell'articolo del disegno di legge dedicato ai contratti a progetto.

 

Cosa chiede UNIREC?

 
  1. La nuova disciplina (ed in particolare il divieto di coincidenza tra progetto dedotto nei contratti di collaborazione e oggetto sociale del committente) non venga applicata quando la prestazione lavorativa del collaboratore a progetto sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, o da capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell'esercizio concreto di attività.

  2. La nuova disciplina delle collaborazioni a progetto non sia applicata alle prestazioni per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati.

L'esenzione dall'applicazione del nuovo regime richiesta da UNIREC si estende, inoltre, alla nuova disciplina del compenso minimo da riconoscere ai collaboratori a progetto secondo gli emendamenti introdotti dai senatori Castro e Treu e già approvati dal Senato.

Il testo dell'emendamento è stato consegnato direttamente o indirettamente ad alcuni esponenti parlamentari ed in particolare fatto pervenire ad uno dei componenti della Commissione Lavoro alla Camera, al fine di creare un minimo di convergenza sul punto e dare eco alle giuste logiche ad esso sottese.

 
Nonostante questo, emerge da più parti che la riforma del lavoro si farà in tempi brevi: l'intenzione sarebbe quella di non cambiare nulla alla Camera per evitare che il testo torni al Senato.
 
 
Insomma:
il Governo preme per cercare in tutti i modi di "blindare" il provvedimento e permettere l'approvazione del testo entro il 28 giugno - data in cui si terrà il prossimo Consiglio UE al quale Monti si vorrebbe presentare già con la riforma in mano.

A tutt'oggi, però, risulta ancora fermo il termine del 22 giugno per presentare gli emendamenti, mentre tra oggi e domani dovrebbero iniziare le audizioni informali innanzi alla Commissione lavoro alla Camera.

Su questo punto UNIREC ha anche inoltrato una richiesta di audizione al Presidente della Commissione.
 
 
Ma si sa:
 
se si continua a procedere a "picconate", guardando solo alle date degli "appuntamenti in Europa", il testo sarà approvato dalla Camera nella versione formulata dal Senato.
Se così sarà, il rischio è che siano travolte collaborazioni a progetto, a partita IVA, nonchè numerosi rapporti di lavoro subordinato.

E per l'imprenditore assennato la soluzione non potrà che essere il trasferimento di interi rami d'azienda, se non di tutto il business, in paesi diversi da quello italiano, dove la legislazione comprende ed interpreta realmente le esigenze dell'impresa per favorire l'occupazione.
 
 
(a cura di Marcello Grimaldi - Consigliere UNIREC e Coordinatore tavolo tecnico riforma del lavoro)
 

Fonte : Redazione UNIREC

Tags : riforma mercato lavoro, rischi velocita' ddl fornero