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23/07/2010

UNIREC a difesa del settore, per la modifica dell'art. 128.


Attivita' intense contro l'art. 128 a difesa del comparto.


La riforma della disciplina relativa gli agenti in attivita' finanziaria, al momento all'esame di Governo e Parlamento, comporta delle novita' importanti anche in tema di recupero del credito.

Nella formulazione attuale, contenuta nello schema di Decreto Legislativo Atto del Governo n. 225, l'attivita' in parola, quando svolta nell'interesse delle banche e delle finanziarie, prevede per quella categoria professionale (gli agenti in attivita' finanziaria) un vincolo di esclusivita'.

Vincolo che andrebbe a chiaro danno delle agenzie di recupero del credito, dei loro lavoratori e delle imprese committenti, per non parlare dei debitori stessi.

UNIREC pertanto, sta cercando con forza di ottenere - prima della approvazione definitiva - una modifica a questo testo normativo, licenziato dal Consiglio dei Ministri nel giugno scorso.

E' infatti molto serio il pericolo che l'attivita' di recupero possa subire un forte cambiamento a danno di tutti: anche dell'appartato giudiziario, dei tribunali civili. 

UNIREC non e' contraria alle novita' e ai cambiamenti.

Tuttavia, ritiene fermamente che una nuova disciplina per il nostro comparto non possa essere contenuta in un solo articolo. Incluso, peraltro, in un contesto normativo relativo ad un'altra professione.

Inoltre, la previsione esplicita di una riserva di attivita' a favore degli agenti in attivita' finanziaria, significa passare l'attivita' ad una figura professionale nuova e diversa da coloro che svolgono da tempo questo mestiere. Figura che sicuramente non e' in grado, quanto meno nell'immediato, di garantire un livello di professionalita' vicino a quello degli operatori ed aziende del comparto tutela credito.

La posizione di UNIREC sull'argomento e' molto chiara, e ben espressa dal Presidente, Antonio Persici.
"Nessuno contesta che debbano essere gli agenti in attivita' finanziaria a far stipulare i nuovi contratti, anche a coloro che sono gia' clienti delle banche.
Cio' che risulta sbagliato, secondo noi, e' che venga data a costoro la possibilita' di guadagnare anche quando il contratto che hanno venduto non sia piu' sostenibile dal cliente, crei dei problemi di recupero e non occorra rinnovarlo stipulandone un altro.
Un doppio guadagno che non garantisce affatto l'esser terzo, caratteristica che l'agente dovrebbe avere nel proprio DNA, e  che deve  garantire ai clienti della banca.
Cosi' facendo, l'agente sara', quanto meno, tentato di vendere un prodotto non a completo vantaggio del consumatore, del cliente. Esponendolo - insieme alla stessa banca - al rischio di insoluto sul quale guadagnera' una commissione in caso di recupero anche parziale, e anche se non dovra' sostituire il contratto che ha venduto con un altro nuovo."

UNIREC ritiene che le due attivita' di vendita dei contratti e di recupero del credito senza novazione vadano tenute fortemente  separate.
La novazione contrattuale in fase di recupero deve essere giustamente appannaggio degli agenti in attivita' finanziaria.
Ma quella di recupero che non comporta una novazione, deve rimanere appannaggio delle agenzie che oggi gia' svolgono questo lavoro.

Le aziende UNIREC, infatti, garantiscono attualmente la gestione di oltre 30 milioni di pratiche l'anno,* (in larga parte sono crediti del mondo bancario e finanziario) senza che vi siano problemi di alcun tipo tra i creditori ed i debitori.
Grazie ad un rigoroso Codice Deontologico e ad importanti accordi con le principali associazioni dei consumatori.

Il comparto della tutela del credito gia' svolge, pertanto, quella funzione di mediazione e conciliazione stragiudiziale che sta per diventare obbligatoria per ogni tipo di contenzioso.

Cosa succederebbe se quei volumi si riversassero nelle cancellerie a causa di una legge sbagliata?
Sarebbe il collasso della giustizia civile.

E' lecito, quindi, domandarsi se il legislatore abbia ben chiara questa funzione svolta dalle aziende di tutela del credito.
E se comprenda che, facendole venire meno, essa non potra' essere garantita.
A conseguente danno di tutti i cittadini che vedrebbero - se non altro - slittare ulteriormente i tempi della giustizia ed i costi dei prodotti bancari e finanziari. 

I creditori che non potranno contare piu' sugli incassi realizzati con la attivita' di recupero, infatti, alzeranno i prezzi e occuperanno sempre piu' le aule di Giustizia, per ottenere ragione degli insoluti non recuperati diversamente.
Ed e' forse il caso di accennare anche a quali modalita' di recupero stragiudiziale verranno messe in campo dai nuovi operatori?

UNIREC ha rappresentato queste problematiche alle Commissioni Finanze della Camera e del Senato.
Interloquendo in modo intenso e costante con i responsabili dei Ministeri dell'Economia e dell'Interno.
Si e' confrontata con la relatrice del provvedimento al Senato, con il Sottosegretario all'Interno On. Mantovano e con diversi altri esponenti del Governo.

L'auspicio e' che, esaurita la fase della consultazione, ora le Istituzioni preposte sappiano raccogliere l'appello ed il grido di allarme, lanciati a tutela del mercato del credito, del aziende del settore, degli operatori (oltre 28 mila) e dei cittadini.

(*fonte: centro studi UNIREC)


Fonte : Redazione UNIREC

Tags : art. 128, riforma risparmio, tutela recupero



 

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