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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
È stato firmato il 24 giugno il decreto del ministero dell’Economia che indica i tassi di interesse effettivi globali medi ai fini della legge sull’usura (108/96). Ai fini della determinazione degli interessi usurari, i valori rilevati vanno aumentati della metà. I tassi di interesse usurari si applicano dal 1˚ luglio fino al 30 settembre 2009. In particolare, quello per i mutui a tasso fisso con garanzia ipotecaria sale al6,69%(6,63% nel trimestre in corso)per il terzo trimestre del 2009. Il tasso usurario per i mutui a tasso variabile per il terzo trimestre è stato fissato al 5,085 per cento. Per le aperture di credito in conto corrente fino a 5mila euro, invece, il tasso soglia usurario è fissato al 17,385 per cento. La griglia fino a settembre.Le soglie dei nuovi tassi usurari calcolati in base ai tassi medi validi nel periodo 1˚gennaio 2009 - 31 marzo 2009.  Nota: in base alla legge 108/96, articolo 2,comma 3, le banche e gli intermediari finanziari sono tenuti ad affiggere la tabella sopra riportata. I tassi non comprendono la commissione di massimo scoperto che, nel periodo è pari a0,66 punti percentuali.
Buongiorno, potete confermarmi l'importo delle marche da bollo da apporre sul Giornale degli Affari?
Riportiamo la puntata della trasmissione di Radio 24 "Il Salvadanaio", trasmessa il 20 aprile 2009, a partire dalle ore 12.
 Tema del giorno: l'indebitamento personale e le possibilità esistenti per gestire l'accumularsi di diverse rate. E' intervenuto in trasmissione il Segretario Generale di UNIREC, Marco Recchi. Insieme a lui: Giancarlo Cupane, presidente di Prometeo, leader nella mediazione creditizia, e Andrea Candidi, giornalista de Il Sole 24 Ore.
Per ascoltare la puntata clicca qui:
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Salvadanaio
Se una società di recupero crediti estera affida ad una società di recupero crediti italiana degli insoluti di propri clienti da recuperare sul territorio italiano, si pongono problemi per le licenze? Cioè la società italiana opera liberamente, ma ci si deve porre dei problemi su che tipo di licenza deve avere la società estera committente? O verificare se è autorizzata a fare sub-appalto? Chiaramente l’auspicio sarebbe quello di non dover entrare nel merito degli adempimenti della società committente (quindi la società di recupero estera).
Buongiorno, mi chiamo Iacobone Giovanni Michele, sono ufficiale di riscossione e mi occupo di recupero crediti in fase stragiudiziale. Vorrei conoscere la percentuale di provvigioni che mi spetterebbe su pratiche in cessioni (pratiche di natura bancaria) e da me recuperate per conto di una società recupero crediti Vostra Associata, non voglio rilevare il nome. Purtroppo la società di recupero crediti per ogni pratica da me recuperata con rilascio di effetti cambiari, mi corrisponde una provvigione pari al 2%. A mio dire mi sembrerebbe molto bassa. Premetto che la società titolare del credito autorizza la società recupero crediti a definire le predette pratiche in sofferenza anche con piani di rientro in parte in contanti ed in parte con rilascio di effetti cambiari. Ogni pratica da me recuperata anche con rilascio di titoli esecutivi vengono pagati sino alla totale estinzione del loro debito da ciascuna parte debitrice. I precisati titoli esecutivi non risultano mai levati a protesti e quindi non si pone il problema dello storno delle provvigioni a me corrisposte da parte della società recupero crediti.
Autore: Giovanni Michele Iacobone Inviato il 17/03/2009 @ 10:01:14
Riportiamo l'articolo apparso sul quotidiano ecomonico "Il Sole 24 Ore" lo scorso 30 marzo 2009. Il pezzo è a cura del giornalista Piero Orlando, che ha analizzato le professioni legate la mondo del recupero crediti di cui il mercato sta aumentando la richiesta. Quando crescono gli insoluti e si allungano i tempi di pagamento, entrano in gioco i professionisti dell'esazione. Aumentano la ricerche di personale incaricato del recupero crediti, a cui sono richieste sempre maggiori competenze e preparazione per un'attività che richiede analisi e mediazioni complesse.
Il vero boom, però, riguarda in particolare le società specializzate nel recupero crediti, che nel 2009 prevedono un aumento del 15-20% delle richieste di personale per far fronte alla costante crescita di pratiche acquisite dalle aziende clienti.
Secondo le stime dell'Unione nazionale delle imprese recupero crediti (UNIREC) - che rappresenta oltre 150 aziende con più di 22 mila addetti e il 75% del settore - infatti, il fabbisogno attuale del settore è di circa 4 mila addetti, da impiegare in maggioranza come agenti esattoriali telefonici e agenti esattoriali domiciliari. Figure a cui è affidato il compito di recuperare il credito tramite colloqui telefonici o visite porta a porta, per analizzare la situazione del debitore e tentare di concordare soluzioni attraverso piani di rientro parziali o totali.
Non sempre è richiesto il diploma o la laurea, ma è indispensabile essere in grado di leggere un conto corrente, conoscere il funzionamento di cambiali e assegni, nonché le normativa sulle centrali rischi, la privacy e l'antiriciclaggio.
È possibile, inoltre, ottenere una qualifica professionale con il “patentino” rilasciato da UNIREC, superando un esame accessibile dopo quattro mesi di attività in aziende di recupero associate.
Di fronte alle crescenti difficoltà finanziarie dei debitori, però, agli attuali incaricati del recupero sono richieste doti comunicative, capacità di mediazione e preparazione sempre più elevate, per analizzare in modo corretto le situazioni debitorie, prospettare gli scenari futuri e proporre soluzioni effettivamente realizzabili.
«Il settore è chiamato ad affrontare un'ingente massa di crediti che non è facile g estire per via giudiziale con le solite percentuali di successo. – afferma Sergio Bommarito, Presidente di UNIREC – Chi ha perso il lavoro a causa della crisi non è certo propenso a saldare i propri debiti pregressi prima di risolvere il problema della propria sopravvivenza. Per questo motivo, l'attività di recupero diventa oggi più che mai anche di consulenza nei confronti del debitore».
Non ci sono solo esattori, però, tra le figure richieste dalle società recupero crediti, ma anche sistemisti informatici, addetti al back office, venditori per la commercializzazione del servizio di recupero alle aziende clienti, fino agli ”addetti ai rintracci” con il compito di recuperare il contatto con i debitori per avviare un primo colloquio.
Sono ricercate anche figure di coordinamento, come i responsabili delle rete esattoriale, una sorta di capi-area della rete vendita, e i responsabili di sala, per il monitoraggio e la gestione dei gruppi di phone collectors.
www.unirec.it Nella sezione «Cerca lavoro» tutte le informazioni per inviare curriculum alle aziende che cercano addetti.
AGENTE TELEFONICO Addetto al “recupero telefonico” delle società recupero crediti. Diploma o laurea costituiscono titolo preferenziale (ma non obbligatorio), è richiesta precedente esperienza nel settore e capacità di auto-organizzazione. Sono previsti obblighi formativi sull'antiriciclaggio e tutela della privacy ed è possibile ottenere una qualifica con il patentino UNIERC. L'inserimento, di solito, avviene con contratto a progetto certificato, per un compenso base di 600-800 euro mensili, che al raggiungimento di obiettivi concordati crescono in proporzione a seconda della tipologia delle pratiche in gestione, fino a oltre 2mila euro al mese.
AGENTE A DOMICILIO Incaricato dell'esazionedomiciliare per lesocietà di recupero crediti, per cui non è previsto un titolo di studio specifico, ma sono preferiti i candidati diplomati o laureati, con precedente esperienza nell'attività di gestione o recupero del credito, autonomia organizzativa. In genere, l'inserimento avviene tramite partita Iva con mandato di rappresentanza e retribuzione variabile in funzione della tipologi delle pratiche e dei risultati, in media per 3-4mila euro mensili, Iva compresa. È prevista formazione obbligatoria sulla normativa su antiriciclaggio e tutela della privacy, si può ottenere una qualifica professionale con il patentino UNIREC.
SISTEMISTA I sistemisti sono ricercati dalle società di recupero crediti per la manutenzione, progettazione e aggiornamento dei sistemi informatici usati per trattare le migliaia di pratiche giornaliere. I compiti vanno dal monitoraggio della struttura e degli apparati di rete, all'installazione di hardware e software, all'applicazione di patch e aggiornamenti, fino alla soluzione di problemi. Sono richiesti diploma di perito informatico o laurea in informatica e conoscenza dei sistemi usati in azienda. L'inserimento solitamente è come dipendente, con tipologia e condizioni contrattuali variabili a seconda del tipo di profilo.
VENDITORE Si tratta di un agente commerciale, incaricato della vendita del “servizio” di recupero crediti alle aziende clienti. Solitamente è un lavoratore autonomo il cui compenso è molto variabile in funzione del tipo di accordo provvigionale e dell'impegno di lavoro. Spesso, infatti, si tratta di agente plurimandatario, già attivo in altri settori che ricercano uno sviluppo commerciale anche per le società di recupero crediti tra le aziende già loro clienti. Sono richieste conoscenza del servizio di recupero crediti, nozioni di contrattualistica commerciale e buone capacità relazionali.
I PROFILI PIU' GETTONATI
AGENTI TELEFONICI 2.000 Sono le posizioni aperte per agenti esattoriali telefonici, in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
AGENTI A DOMICILIO 1.800 Annunci di lavoro in tutte le Regioni d'Italia, da Nord a Sud: si selezionano quasi duemila agenti esattoriali domiciliari.
SISTEMISTI INFORMATICI 200 Si selezionano duecento tra sistemisti informatici e addetti di back-office, prevalentemente in Lombardia, Lazio, Calabria e Sicilia
VENDITORI 100 Un centinaio di venditori dedicati al servizio di recupero crediti sono ricercati in tutta Italia.
Un creditore ha la possibilità di imputare il pagamento di una rata insoluta prioritariamente a spese, interessi e quindi solo sul residuo al capitale? L’articolo 1194 del Codice Civile evidenzia espressamente “...il pagamento fatto in conto di capitale ed interessi deve essere imputato prima agli interessi” e fin qui è chiaro. Ma come deve essere disciplinata la registrazione del pagamento della sola rata (e non già di interessi moratori e oneri di recupero)? Può essere il creditore, eventualmente anche in modo contrario alla volontà del debitore, a definirne l’imputazione? Preciso che per spese di recupero si intende, nella genericità dei casi, una quota in percentuale prevista dal contratto di finanziamento calcolata su capitale ed interessi moratori.
(V. Gubellini)
Egregio Dottor D'Agostino, Le pongo il seguente quesito: - in caso di attività di phone collection svolta utilizzando i dati direttamente reperibili sul database della societa’ Creditrice e Cliente della società di recupero crediti - richiedendo che i pagamenti vengano effettuati direttamente alla società creditrice senza che gli stessi transitino dalla società di recupero crediti, 1) deve comunque essere considerato un “affidamento” il numero e il valore da recuperare delle posizioni oggetto di tale trattamento? 2) si deve pertanto registrare tale informazione (n. di pratiche e relativo valore) sull’archivio unico cartaceo? La ringrazio anticipatamente del cortese riscontro.
Gabriella Candida
Riportiamo l'articolo apparso sul settimanale "L'Espresso" venerdì 30 gennaio 2009.Il pezzo, a firma del giornalista Riccardo Bocca, è il reportage di un viaggio di tre settimane nelle case degli Italiani, insieme agli incaricati del recupero crediti.
Per scoprire il vero volto della crisi di una Italia senza soldi che non riesce più a pagare le rate.
Il lavello della cucina straripa di stoviglie sporche, bucce di mandarini e mozziconi. Accanto, sul tavolo, gli avanzi della cena di ieri e cumuli di posta mai letta. Aldo, 45 anni, tuta da ginnastica e barba di tre giorni, accende l'ennesima sigaretta: "Non ce la faccio a seguire la casa", dice. "Non ce la faccio a seguire niente...". Fino al 2007, racconta, non ha mai avuto problemi economici. Viveva nell'hinterland milanese con la moglie (ragioniera, stipendio 1.100 euro) e la figlia di sei anni, e lavorava a pieno ritmo: "Il pomeriggio come operaio in una conceria e la notte sul furgone, a distribuire giornali nelle edicole". Totale: 2 mila 500 euro al mese. Abbastanza per acquistare questo bilocale con un mutuo da 200 mila euro. E per ottenere, a bre ve distanza, altri due prestiti: "il primo da 3 mila euro per un televisore, il secondo da 5 mila per una Fiat Multipla usata".
Spese allora sostenibili e adesso devastanti. Nel giro di un anno, per Aldo è cambiato tutto. La conceria ha perso clienti e gli ha tagliato la paga. La società per cui distribuiva i giornali è fallita. E in parallelo è deragliata la sua famiglia: settimana dopo settimana, rata dopo rata. Versamento dopo versamento non rispettato. Fino al disastro attuale, con i risparmi sottozero e la moglie in esaurimento nervoso, tornata con la bambina dai genitori ottantenni. "E ora?", si chiede Aldo. "Voglio pagare, sto cercando di uscirne. Ma non ci riesco. Le finanziarie mi hanno bollato come cattivo pagatore. Il conto in banca è chiuso e in giro non c'è lavoro: c'è solo crisi, un mare di crisi. Chi può salvarmi?".
Una scorciatoia non esiste. Anche perché l'uomo in giacca e cravatta che gli è seduto di fronte, e lo ha ascoltato finora, non è un suo vecchio amico. E nemmeno un parente stretto. È un recuperatore di crediti, invece. La persona a cui questa mattina deve restituire i soldi. E alla quale non sa cosa raccontare, se non l'angoscia di trovarsi spalle al muro. "Una condizione sempre più diffusa", dice Fabio Picciolini, segretario nazionale di Adiconsum (Associazione in difesa di consumatori e ambiente): "Gli ultimi dati dell'Istat mostrano che in Italia ci sono 2 milioni 653 mila famiglie povere. Un numero enorme, ma che non deve sorprendere. Basti pensare che, dal 2002 a oggi, i prezzi al consumo sono saliti del 16 per cento. E che gli stipendi, in parallelo, sono rimasti al palo. Se a ciò aggiungiamo la crisi in atto, e l'indebitamento delle famiglie pari a 525 miliardi di euro, diventa comprensibile che il tasso di insolvenza cresca. Inesorabilmente".
"La situazione è pesante", conferma Marco Recchi, segretario generale di UNIREC (Unione nazionale imprese di recupero, gestione e informazione sul credito): "Il Paese è in sofferenza e l'unica via per riscuotere i debiti, paradossalmente, è aiutare i debitori: diventare loro consulenti, analizzare le criticità e trovare insieme una soluzione". Per questo, aggiunge Recchi, i recuperatori sono un termometro infallibile della débâcle economica. E sempre per questo, affiancarli nel loro lavoro, seguirli per tre settimane dalla mattina alla sera, dal Piemonte alla Sicilia, dalla Campania all'Emilia Romagna, dal Lazio alla Lombardia, è un'esperienza impressionante. Un viaggio nella disperazione dove tabelle e statistiche si trasformano in storie reali. Nelle lacrime degli imprenditori a rischio fallimento. Nelle ansie dei trentenni impiccati ai mutui. Nell'esasperazione di anziani vittime delle bollette e delle carte revolving.
"Gli italiani stanno soffocando. O meglio: si aggrappano ai soldi altrui, e quando cadono si fanno male", dice Leopoldo Dragonieri, 47 anni, recuperatore in Puglia ed Emilia Romagna. La sua monovolume, alle otto della mattina, è già per strada. Punta verso Brindisi, oggi, diretta a un capannone dove si costruiscono porte e finestre. Ad accoglierlo c'è il titolare, un quarantenne palestrato che lo accompagna in ufficio. "La situazione è delicata...", esordisce il recuperatore. L'uomo infatti ha tre leasing: il primo per un camion da 60 mila euro, il secondo per un'attrezzatura tecnica da 20 mila, il terzo per un pulmino da 30 mila. E non sta pagando le rate. "A questo punto", dice Dragonieri, "le strade sono due: o salda le rate, o restituisce i mezzi. Altrimenti rischia una querela per appropriazione indebita".
Il tono è pacato, i modi impeccabili. Ma il titolare perde la testa: "Non potete impedirmi di lavorare! Non potete distruggermi! Sapete perché non saldo le rate? Ve lo spiego io, il perché... Ho fatto un lavoro da 100 mila euro per un'impresa di costruzioni e non ho visto un soldo. Poi ho lavorato per un comune del Salentino, e pure qui non hanno pagato. Non paga più nessuno, in questo schifo di paese, lo volete capire?". Dopodiché inizia a singhiozzare, pesta i pugni sul tavolo e si scusa con il recuperatore. Alla fine Dragonieri incassa parte della somma in assegni. E si accorda per tornare cinque giorni dopo. Ma è comunque pessimista: "Mi ripresenterò e i soldi non ci saranno ancora", dice. "Il titolare sta mentendo, anche a se stesso. E non è l'unico. Molti imprenditori giurano che il peggio è passato, che aggiusteranno tutto e subito. Poi la situazione precipita e la verità salta fuori". Esemplare, in questo senso, è il caso del titolare di una piccola azienda dolciaria ligure. A marzo 2008 ha sottoscritto un leasing da 80 mila euro per una Bmw.I primi mesi ha pagato regolarmente, poi ha smesso. "Allora gli ho telefonato per fissare un appuntamento", dice un esattore, "ma ha finto di essere il segretario. Così mi sono presentato senza preavviso a Genova. Pensavo di discutere, di ascoltare ancora bugie. Invece quando mi ha visto è sbiancato. Si è seduto alla scrivania e ha detto: 'Mi faccio pena...'. Quindi ha firmato tre assegni da 10 mila euro l'uno".
Di casi simili se ne incrociano all'infinito. La crisi, infatti, sta moltiplicando la percentuale di chi non riesce a pagare. "Circolano meno soldi, la gente è terrorizzata e anche il recupero si complica", conferma Recchi dell'UNIREC. D'altro canto, le statistiche indicano come il panico incida anche sul numero dei finanziamenti rischiesti dagli italiani. A dicembre 2008, la centrale rischi Crif (cassaforte strategica delle informazioni creditizie) ha registrato il meno 6 per cento della domanda di prestiti rispetto al dicembre 2007. In parallelo, la richiesta di nuovi mutui è scesa dell'8 per cento. E altrettanto prudenti sono stati i Poe (Piccoli operatori economici), ossia le imprese con meno di dieci dipendenti o sotto i 2,5 milioni di fatturato. Se nel 2007 il 35,4 per cento ricorreva ai prestiti, nel 2008 si è scesi al 28,7. Cifre che fotografano l'allarme nazionale. Ma che perdono un po' di senso, quando ci si trasferisce a Napoli.  Qui il discorso cambia, rispetto al resto d'Italia. E diventa pesantissimo, se altrove è pesante. Basti pensare che, da gennaio a novembre 2007, la Campania ha registrato il record nazionale delle insolvenze: 6,4 per cento per i crediti al consumo, 4,9 per i finanziamenti auto e 10,7 per i prestiti personali. A questo si aggiunge la presenza della camorra in grande stile, da Casal di Principe a Giugliano a Napoli stessa. "Anche se quella è gente che non vuole fastidi", dice il recuperatore Anna Crisci: "quando ha un insoluto, lo salda al volo". Addirittura, dice, "un cliente mi ha telefonato e ha detto: signora, ho due ore d'aria, venga a incassare che poi mi arrestano". E così è stato. "Il problema, in effetti, riguarda un'altra fascia di popolazione", spiegano gli analisti delle finanziarie. "Il disastro nasce dall'incrocio tra miseria e senso di impunità". In altre parole: "La povera gente, ma anche gli ex piccoli borghesi, quelli che oggi stentano già alla terza settimana, fanno debiti per sopravvivere. E non considerano l'ipotesi di restituire i soldi".
La riprova immediata si ha spostandosi dal centro di Napoli e raggiungendo un casermone del quartiere Ponticelli, alla periferia est della città. I citofoni sono sradicati, e un ragazzino-sentinella vuole capire cosa succede: "Ho una comunicazione urgente", dice il recuperatore Cesare Brandi per tutelare la riservatezza del debitore. "Vattinne!", intima il ragazzino con il gesto della pistola. "Vabbuò", finge di assecondarlo Brandi. Ma sul retro della palazzina c'è un altro portone. Uno, due, tre, quattro, cinque piani senza ascensore. Tra muri sbrecciati con scritto 'Sbirro primo nemico' e un susseguirsi di porte blindate prive di campanelli. Barriere dietro alle quali ci dovrebbe essere un signore che ha sei pratiche aperte: "Tre si equivalgono e sono finanziamenti personali da 70 mila euro", spiega Brandi: "Altri tre, invece, sono crediti al consumo, acquisti di elettrodomestici".
Per mezz'ora è una ricerca inutile, su e giù per le scale, bussando e ribussando, finché una porta si apre e compare la persona giusta. È un uomo sulla cinquantina, in pigiama e ciabatte alle cinque di pomeriggio. Il recuperatore gli illustra la situazione e lui lo ascolta paziente. Poi, però, allarga le braccia: "Siamo alla frutta", dice. E ride amaramente, perché in passato aveva una bottega di frutta e verdura, chiusa per la concorrenza di un supermercato. "In questa casa", giura l'uomo, "non teniamo un euro. Le cose stanno così: o mangiamo io e mia moglie, o pago voi". Certi giorni, si lamenta, lo assale la desolazione: "I debiti ci sono e li vorrei sanare. Invece finisce che me li porto al camposanto. O in carcere, se non trovo lavoro".
Quando ci congeda, il dubbio di avere assistito a una sceneggiata resta. Il che porta automaticamente a un secondo dubbio. Cosa succede, in concreto, se un italiano non paga i debiti? Quali sono le conseguenze reali, se le rate si moltiplicano e nessuno le liquida? "Dipende", dice Recchi: "Nel caso di un finanziamento personale, o del credito al consumo, dopo qualche mese la finanziaria pretende la restituzione dell'intera cifra erogata (per la cosiddetta 'decadenza del beneficio del termine'). Dopodiché, se la situazione non si sblocca, partono l'azione legale e i pignoramenti. Quanto ai leasing, l'atto finale è la risoluzione del contratto e la riconsegna del bene. Oppure, se il bene non torna alla società che lo possiede, si arriva alla denuncia per appropriazione indebita".
Tutto questo, va da sé, impatta con i ritardi della giustizia italiana. E con una logica di base: le banche, o le finanziarie, non scatenano guerre legali per poche migliaia di euro. Preferiscono agire velocemente, e in via stragiudiziale, incaricando del recupero società esterne specializzate (609 in Italia, di cui 152 iscritte a UNIREC). Le quali a loro volta stressano i tempi, perché più il debito è fresco, più elevata è la percentuale di successo. E questo, per usare un eufemismo, non facilita la situazione di chi è schiacciato dalla crisi. La esaspera, invece, sommando disperazione a disperazione.
"L'errore più grave", sottolinea Angelo Mignosi, 44 anni, recuperatore a Palermo, "sarebbe approcciare tutti i debitori con lo stesso presupposto: tu non paghi perché non vuoi pagare". In verità, dice, "ci sono famiglie e aziende che vorrebbero saldare, eccome, ma non possono veramente". Si riferisce, per esempio, al trentenne che ha visitato ieri. "Aveva un negozio di fiori e manteneva tranquillamente la moglie e i due figli piccoli". Poi il negozio è fallito e lui è crollato sotto un finanziamento da 10 mila euro. "Era una scena tristissima: firmava cambiali con i bambini in braccio... Almeno, però, ha avuto la dignità di affrontare il problema".
Ancora più desolante, sotto questo profilo, è una storia che s'incontra al quartiere Borgo Nuovo, periferia ultra popolare di Palermo. Questa volta la persona in difficoltà è una trentenne minuta con il volto pallido. Il suo incubo, da mesi, è un finanziamento da 25 mila euro ottenuto lo scorso maggio. Le rate sono da 500 euro, ma nessuno le paga. "La pratica scade fra pochi giorni", avverte Mignosi, "poi le carte tornano alla finanziaria e si passa alle vie legali". Il consiglio è di sbloccare la situazione, di tamponarla con un assegno. Ma la ragazza non ascolta: è assente, tiene lo sguardo basso.
E quando lo rialza, è per spiegare in lacrime la verità: "Io non c'entro con questi soldi", dice, "non ho preso un centesimo di questo finanziamento. Ho fatto da prestanome a mio suocero: ho creduto a lui, e al progetto di aprire un ristorante".
Un locale, spiega, che ha finto di avviare, tenendosi i soldi e trascurando le rate. "Sa che è illegale, fare da prestanome?", chiede Mignosi. "Sì", ammette la donna. Lo sa bene. "Però dobbiamo arrangiarci, in qualche modo...". Il marito, dice, lavorava in un chiosco di benzina che ha chiuso. Lei ha un bambino di un anno, nell'altra stanza, e il miraggio del ristorante aveva conquistato tutti i parenti. "Rischio la prigione?", chiede impaurita. La risposta è "No: rischia di rovinare la sua famiglia, se non interviene subito".
"Il debito", scrive Gianpaolo Luzzi (foto) nel saggio 'Come non pagare i debiti e vivere felici' (Franco Angeli), "può trasformarsi in una tigre"; una bestia che fagocita "serenità, salute, unità familiare e la tua stessa vita, se sei tra i milioni di persone che si sono fatte attrarre, condizionare e travolgere". Ormai, aggiunge Luzzi, è spaventosa la facilità con cui una famiglia finisce gambe all'aria: "Basta un piccolo mutuo, il licenziamento di un coniuge, magari l'apparecchio ortodontico per il figlio, e ci si trova davanti ai recuperatori". Lui stesso, tra l'altro, è un recuperatore, ma lo scorso settembre ha contribuito alla nascita di un nuova iniziativa: "Si chiama Liberi dai debiti (www.liberidaidebiti.it), ed è la prima debt agency italiana". L'obiettivo, ovviamente, è sostenere i debitori. A 360 gradi e per tutto il tempo necessario: "Quantificando con precisione il debito, trattando con i creditori, e arrivando il prima possibile a un accordo".
Una realtà interessante, dicono gli addetti ai lavori. "Anche perché l'indebitamento, nella nostra società, è una macchia imperdonabile", sottolinea lo psicologo Daniele Mannini, esperto in dinamiche dei consumi. "Gli amici ti isolano, i parenti ti criticano e l'autostima svanisce, scaraventandoti in una confusione totale". "Detto questo", dice Nazzareno D'Atanasio, titolare della società di recupero Maran, "bisogna anche ammettere che gli italiani non sanno indebitarsi. O almeno: spesso sbagliano strategia".
Quello che manca, a suo avviso, "è la cultura del debito a lungo termine, la pianificazione scientifica". E altrettanto vale per gli extracomunitari, sempre più propensi ad accumuli di finanziamenti e mutui. Con un'aggravante: "Il terrore che gli tolgano il permesso di soggiorno, per il quale sono disposti a fare qualunque sacrificio".
Prima di Natale, racconta per esempio Loredana Scarlatti (recuperatore attivo tra Piemonte e Lombardia) è stata pagata da un'operaia senegalese in cassa integrazione con 25 mila euro di debiti, il marito clandestino nascosto in casa e un figlio a carico.
Un altro recuperatore del Lazio, invece, è entrato nell'appartamento di due anziani italiani, e ha trovato giusto il letto e la cucina economica: "Il resto era già stato pignorato". Ma la storia più dolorosa si incontra a Torino, in una palazzina dignitosa poco lontana dal centro. A raccontare il tunnel dei debiti, questa mattina, è una giovane coppia disoccupata. Mesi fa, quando ancora lui lavorava in un'azienda tessile, ha chiesto un prestito di 10 mila euro. "Per ristrutturare l'appartamento", lo giustifica la ragazza. Ma non è questo il punto. Mentre parla, la donna ha in braccio un bambino di due anni con la febbre alta, che piange e tossisce senza interruzione. Il recuperatore cerca di svolgere il suo lavoro, fa moltiplicazioni con la calcolatrice e ipotizza tempi di rientro. Ma alla fine si preoccupa per il bambino: "Lo avete portato da un dottore?", chiede. "No", risponde la madre. "Abbiamo troppa paura che ce lo tolgano, se scoprono quanto siamo poveri...".
Il Presidente di UNIREC, Sergio Bommarito, segnala l'uscita di un articolo pubblicato sul numero di venerdì 9 gennaio 2009 della rivista “Il Mondo” - nell'inserto dedicato alle professioni. Il pezzo è interessante perchè presenta il lavoro di esperto in recupero crediti come un mestiere anti-recessione.
Vi invitiamo a consultarlo cliccando qui, e a lasciare il vostro commento.
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